mercoledì 17 luglio 2019

Continuation Bet

Published on gennaio 3, 2012 by   ·   1 Comment

Il poker è divenuto un gioco decisamente più aggressivo con l’avvento dell’online. Un gioco passivo, fatto di bet per valore e fold tutte le volte che non abbiamo il punto, contro avversari di un certo tipo non sempre pagherà.

La continuation bet, argomento del quale ci occuperemo in questo articolo, è forse l’arma più conosciuta adoperata da chi vuole condurre un gioco aggressivo senza però rischiare regolarmente di perdere i massimi.

Ma cosa è una continuation bet?
Una continuation bet (o c-bet) è una bet effettuata solitamente al flop (ma in casi particolari anche al turn), in un pot da noi rilanciato pre-flop, indipendentemente dalla mano che abbiamo.

Perché agire in continuation bet a lungo termine può rivelarsi utile?
Quando rilanciamo pre-flop non sempre abbiamo la fortuna di trovarci con KK o AA e quindi, una volta che un nostro avversario decide di chiamare, ci ritroviamo al flop con un piatto di una certa importanza ma magari senza un punto.

Infatti, mediamente, le possibilità di hittare il flop dopo aver rilanciato pre si aggirano intorno al 35%. Più o meno, hitteremo il flop circa 1/3 delle volte.

Effettuare una continuation bet potrebbe sortire dunque due effetti positivi:

-tutte le volte che troveremo un buon punto il nostro avversario potrebbe pagarci, dandoci del valore.

-tutte le volte in cui non troveremo il punto il nostro avversario potrebbe comunque foldare, facendoci vincere un piatto che altrimenti, con un check, rischieremmo di regalare.

Una continuation bet normalmente, nel cash game, si aggira intorno ai 2/3 pot. Si può c-bettare anche ½, poco più o poco meno, soprattutto nei tornei. Mediamente, se cbetteremo negli spot in cui è giusto cbettare e sugli avversari idonei, basterà che i nostri avversari foldino alla nostra cbet il 40% delle volte perché essa sia profittevole sul lungo periodo.

Ma Quando è correto andare in continuation bet? Quando invece è meglio limitarsi a un check?
Sono domande che spesso si pongono anche i giocatori vincenti, perché purtroppo non sempre in game le situazioni sono così chiare e nette. Nella seconda parte di questo articolo cercheremo di analizzare alcuni spot per capirne di più.

Abbiamo visto che la continuationbet è una mossa molto utile che ci consente di ottenere valore da un punto o di portare a casa piatti ai quali saremmo costretti a rinunciare giocando passivamente.

Tuttavia nessun pro player cbetta il 100% dei flop, mediamente la percentuale di cbet al flop di un buon giocatore si attesta sul 65%. Cbettare troppo frequentemente ci renderà prevedibili sul lungo periodo, mentre cbettando poco ci faremo outplayare troppo spesso.

Vediamo dunque quando è opportuno effettuare una cbet e quando invece è più corretto rinunciare in attesa di mani migliori.

Il primo elemento da tenere in considerazione è la lettura dell’avversario e dunque il relativo range di mani con il quale egli può averci chiamato.

Al cash game, esistono avversari ultranitty che flatteranno i nostri raise pre flop con pocket pair esclusivamente per set mining.

Questa tipologia di avversario sarà propensa a foldare il colpo senza troppe resistenze qualora non dovesse centrare il set, mentre farà opposizione nel caso opposto. Quasi sempre il villain in questione tenderà ad attribuirci mani molto forti, in particolare assi, dunque un asso al flop potrebbe essere un buon motivo per cbettare, in quanto è una carta che rientra nel range di mani che op ci attribuisce.

Esempio:

abbiamo Kq, abbiamo rilanciato pre flop da MP e villain nitty di BB ha completato:
il flop è As8d9c

una cbet qui ha un senso e va fatta.

Normalmente, un flop che non è opportuno cbettare è un flop connesso (wet).

Immaginiamo di aver rilanciato con AhKh e di aver trovato un flop connesso, come potrebbe essere 7s8s6d. Questo tipo di board, non solo non ci aiuta minimamente ma va a hittare buona parte del range speculativo dei nostri avversari. Nell’ottica delle street future è poi a dir poco disastroso: facciamo finta di aver cbettato ugualmente col nostro ak suited e aver ricevuto un call.

Le carte terribili per noi al turn sono tantissime: tutte le picche, i dieci, i 9 i 5, i 4, gli 8 e i 7. In più, qualora dovessimo centrare un asso o un K di picche entrerebbero in gioco pericolose implicazioni di RIO.

Dunque un flop del genere, a meno che non abbiamo un punto, non va cbettato mai?
L’opinione diffusa negli ambienti del poker, a riguardo della cbet è che la parola MAI non debba esistere. Ci sono casi in cui potrebbe essere profittevole una cbet anche con un flop simile, ad esempio quando il nostro avversario gioca un poker ABC ed è restio ad inventarsi cose strane.

È vero che un flop wet come quello ci spaventa tanto, ma possiamo immaginare che spaventi anche lui, a meno che egli non abbia hittato un buon punto.

Un avversario pensante e aggressivo potrebbe non credere a una nostra continuation bet e quindi fare call con mani marginali per provare un floating al turn o raisare la nostra cbet.

Ma un avversario nitty ABC, con un flop del genere o folda o esce allo scoperto.

Una cbet dunque potrebbe sortire 3 effetti:
– villain non hitta il suo punto e folda alla cbet
– villain ha trovato il suo set e rilancerà, in quanto quel flop così connesso non permette alcun tipo di slowplay.
– villain ha un progetto e lo insegue fin quando le odds glielo consentono.

Ecco perché in alcuni casi anche quel tipo di board potrebbe essere buono per una cbet.

Nella norma i flop più papabili per una cbet restano sempre e comunque quelli dry, cioè tutti quei flop che non presentano grossi progetti.

Un esempio particolare di flop dry potrebbe essere un flop paired, come:

KK5

Con due K sul board infatti le possibilità che un K sia nelle mani di villain diminuiscono.

Anche egli potrebbe farsi la stessa idea, ma ricordiamoci che noi abbiamo l’iniziativa nella mano, siamo gli original raiser, dunque nel nostro range ci sono molte mani buone e senza un progetto un villain non aggressivo è restio a lanciarsi all’inseguimento.

Quando la nostra continuation bet su un flop dry viene flattata e al turn subiamo un raise da parte del nostro avversario, il suo range è quasi sempre polarizzato su air o set, dunque, anche se abbiamo cbettato “vero” è forse il caso di mettere in pratica il teorema di Baluga e mollare il colpo.

Volendo provare a tracciare delle regole generali potremmo però dire:
– cbettiamo quando il board hitta il range di mani che villain ci attribuisce e missa buona parte del range con cui lui può aver flattato.
– cbettiamo contro villain chiusi e che giocano un poker abc, quando il flop è scary
– cbettiamo su flop dry
– cbettiamo per proteggere un nostro punto da eventuali progetti
– cbettiamo quando abbiamo Fold Equity. Se abbiamo missato totalmente il flop e per qualche motivo siamo portati a pensare che l’opponent non folderà la sua mano, allora forse è il caso di non cbettare.

Se presteremo attenzione ai flop e al gioco dei nostri avversari, la continuation bet diventerà una preziosissima arma in grado di farci guadagnare parecchia edge sul field dei microstake e dei midstake. Viceversa, sarà un modo come un altro per dilapidare equity e profitti.

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Readers Comments (1)

  1. […] Leggi anche Approfondimento sulla Continuation Bet […]

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